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  • Roma - Venerdì 22 Maggio 2026

Flotilla: circa 50 attivisti torturati sono stati ricoverati a Istanbul, uno è italiano

I racconti shock dei partecipanti alla missione umanitaria fermati dalle forze israeliane e rilasciati nelle scorse ore. La Procura di Roma acquisisce il video del ministro Ben Gvir, mentre Tajani chiede all'Unione Europea sanzioni formali.

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Le gravi tensioni diplomatiche e umanitarie connesse alle rotte di rifornimento per la striscia di Gaza si spostano sul piano delle inchieste giudiziarie nazionali.

Nella serata di ieri, lo scalo aeroportuale di Fiumicino ha registrato il rientro dei primi membri della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla, che erano stati intercettati e trattenuti dalle autorità israeliane durante le operazioni in acque internazionali.

Lo sbarco dei volontari è stato immediatamente accompagnato da drammatiche testimonianze relative ai trattamenti fisici e psicologici subiti nelle fasi del fermo e durante i trasferimenti coatti.

La delegazione non è tuttavia rientrata al completo: un cittadino italiano, insieme a circa cinquanta attivisti di diverse nazionalità, si trova attualmente trattenuto in una struttura ospedaliera a Istanbul, in Turchia, a causa dei traumi riportati nei giorni di reclusione.

La gravità del quadro clinico dei feriti è stata confermata dai referenti dell'organizzazione sul territorio nazionale, che stanno monitorando l'evoluzione dei canali medici d'oltreconfine: "Stiamo cercando in queste ore di avere notizie sulle sue condizioni di salute", ha spiegato la portavoce italiana Maria Elena Delia, precisando poi come "ci riferiscono che in tanti hanno riportato lesioni serie e alcuni sono sotto shock".

I dettagli sulle dinamiche dell'intercettazione in mare descrivono un'operazione militare ad alto impatto. Secondo la deposizione spontanea rilasciata da uno dei volontari giunti a Roma, l'uso della forza sarebbe iniziato ben prima che i militari prendessero il controllo fisico delle imbarcazioni: "Noi siamo stati sotto tiro sin dalle fasi dell'abbordaggio, almeno due persone sono state colpite dai cecchini che prendevano la mira per fare male", ha raccontato Marco. Il testimone ha poi descritto l'impiego di armi a impulsi elettrici contro i passeggeri: "Hanno iniziato a sparare sulle barche in fase d'abbordaggio. Poi, durante l'abbordaggio, diverse persone hanno usato dei taser".

Il quadro delle accuse si fa ancora più stringente in merito alle ore trascorse all'interno delle strutture di detenzione temporanea e dei vettori marittimi utilizzati per il trasferimento sulla terraferma. I racconti dei testimoni convergono su pratiche di forte privazione fisica: "Le violenze si sono ripetute dopo, siamo stati fatti salire sulle prue delle barche per farci prendere acqua, poi quando siamo saliti su questa sorta di campo di concentramento galleggiante sono continuate in diverso modo: persone sono state massacrate di botte, sono state ore di sevizie, torture e malmenamenti".

Ad aggravare le denunce si aggiungono le dichiarazioni relative a condotte lesive della dignità personale e della sfera intima dei trattenuti: "A chi hanno rotto costole, a chi hanno molestato sessualmente ma è stata anche una tortura psicologica”.

Nel bilancio complessivo diramato attraverso i canali ufficiali della Global Sumud Flotilla si parla esplicitamente di gravi lesioni e violazioni dei diritti umani fondamentali a danno degli oltre 400 partecipanti bloccati dalle forze di sicurezza. I portavoce della missione hanno voluto inserire questi episodi all'interno del più ampio contesto di crisi dell'area mediorientale: "Mentre l'attenzione del mondo è puntata sulla sofferenza dei nostri partecipanti, non possiamo sottolineare abbastanza che questo è solo un piccolo esempio della brutalità che Israele infligge quotidianamente agli ostaggi palestinesi", si legge nelle note diffuse online, con un appello formale ai governi occidentali affinché si passi a misure restrittive concrete poiché "le dichiarazioni di condanna non bastano".

L'eco della vicenda ha investito immediatamente le istituzioni politiche italiane, con delegazioni parlamentari presenti al momento del rientro per raccogliere le prime denunce. Il deputato del Movimento 5 Stelle, Dario Carotenuto, ha riportato i dettagli del trattamento riservato ai connazionali durante le ultime fasi prima dell'espulsione: "Ci pestavano selvaggiamente e ci dicevano Welcome to Israel, c'erano persone con fratture, alcune donne hanno subito abusi sessuali. Poi ci hanno portato in aeroporto con le manette ai polsi e catene alle caviglie".

Sul fronte dei riscontri giudiziari e diplomatici, i magistrati della Procura di Roma hanno avviato le prime procedure per l'acquisizione del materiale multimediale circolato in rete, con particolare riferimento ai filmati pubblicati dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir, in cui i membri della spedizione vengono mostrati immobilizzati. Sull'opportunità di una risposta diplomatica ferma si è espresso il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha formalizzato la richiesta agli organi europei di valutare l'applicazione di sanzioni mirate nei confronti del componente dell'esecutivo di Tel Aviv.

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